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recensione di Tommaso Chimenti a Matrimonio segreto

pubblicato 02 nov 2015, 07:14 da info account   [ aggiornato in data 02 nov 2015, 07:14 ]

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‘Matrimonio segreto’ a teatro, un rodeo sentimentale tra una Lei forte e un Lui incassatore

E’ proprio nei luoghi aperti, pubblici, dove paradossalmente non ci sono vie di fuga o tane sicure dove nascondersi, che i conflitti più intimi e privati nascono o soltanto fuoriescono dalla pentola a pressione della vita quotidiana. In un luogo non luogo come può essere una mostra d’arte contemporanea (ma lo è anche il teatro…) una coppia agli sgoccioli esibisce tutto il lato ridicolo e feroce dello stare insieme: recriminazioni, accuse, confessioni a ferire senza sensi di colpa. Sgocciola come l’acqua dove sono immersi i volti inquietanti e deformati (la regia concentrica è di Tommaso Taddei che organizza un rodeo sentimentale tra unaLei forte e un Lui incassatore; fotografie di Graziano Staino) di sette (numero biblico e cabalistico) donne in pose da suicidio, come Ofelia, schiacciamento, soffocamento, annegamento, oppure gocciolando acqua e placenta nel loro essere feti mai cresciuti, figli mai nati, come ci spiegava catartica Oriana Fallaci.

Matrimonio segreto

E’ un “Matrimonio segreto” quello di Virginio Liberti, autore italo-brasiliano con una lunga attività in Italia prima a Siena e poi al Teatro Studio di Scandicci, non da intendersi come quello confezionato all’anagrafe o in chiesa con tanto di anello a circoscrivere un affetto, quanto a ciò che si forma, legandoli, dopo la lunga discussione in mezzo a queste facce che li scrutano, li giudicano, li osservano storti e malridotti. Segreto perché è celata alla coscienza ed alla consapevolezza, come sogno o incubo, questa parentesi dove tutto è possibile, dove ci si può dire qualsiasi cosa.

Gogmagog, gruppo storico che sempre più si affina e si affila, lo ha fatto proprio verbo. Turba il bianco e nero e l’acciaio di questo recinto fatto di occhi che mai hanno visto la luce, di questa ruggine spessa che si sente sulla pelle e sulla lingua di ogni affermazione e scaramuccia verbale che i due si lanciano con cattiveria in questo spazio asettico che non dovrebbe prevedere cuore e sangue. Passeggiando e guardando distratti le opere emerge il lato oscuro non tanto della coppia, quanto della donna (Rossana Gay che pian piano prende corpo e azzanna la scena; a tratti ricorda Franca Valeri), generatrice e portatrice di vita. L’uomo (Carlo Salvadorimpegnato nell’accettare lo scambio; il suo personaggio è chiaramente il più debole drammaturgicamente), qui, attutisce la caduta massi, tenta di scansare, di non essere travolto dal fiume in piena.

Il dialogo, più che altro accusa e difesa, prende ben presto la piega dell’assurdo, di quel metaforico prettamente teatrale, e qui accettato, di un ventaglio di possibilità tutte eventualmente plausibili all’interno di queste premesse: la moglie dice di essere morta mentre lui non le crede pirandellianamente. E con questa nuova apertura, questa breccia, questo spiraglio-ferita, solo adesso è possibile fare un resoconto, con pareggiamento con il passato, rimettendo le tessere al loro posto, nella loro casella, ripulendo il prima per far spazio al poi. In questo “cimitero sentimentale” dove si passa dall’indifferenza alla rabbia e ritorno, mentre piccoli tocchi di pianoforte secernono il sebo unto e giusto per scivolare verso l’ignoto, una strada che non sanno dove li porterà. E forse devono toccare il fondo, anzi scavarsi la fossa tra morti vere e presunte per poter tornare a sorridere.

Lei è morta con la morte del figlio non uscito a riveder le stelle e adesso non le rimane che scagliarsi contro l’impotenza dell’uomo che, a livello strutturale e anatomico, non riesce a capire. Ma lui sopporta e rifiuta quando lei lo esorta ad odiarla, qui il marito si fa francescano e perdona (cambio repentino della colonna vertebrale della figura) e porge l’altra guancia. Chi è più forte tra chi aggredisce e chi non rifiuta lo schiaffo sonoro? In questo limbo, dove ogni scelta è un bivio dal quale non si torna indietro, un’anticamera dove attendere che le cose si sfacciano, si sfilino, si frammentino per vederle più chiaramente e meno ingarbugliate.

Una donna che esprime con sofferenza tutta la sua differenzarispetto al marito (ripetiamo, troppo sbilanciati i due ruoli), che mette sul piatto le sue debolezze, sbagli, errori, si mostra per quello che è, senza più finzioni: finalmente si permette di essere fragile, umana, sconfitta, lacera. Non esiste grazia ma pudore: “Chi sa del futuro tra uno che si crede vivo e una che si crede morta”.

Visto al Teatro Studio di Scandicci, il 30 giugno 2015

recensione di Marco Menini a Matrimonio segreto

pubblicato 02 nov 2015, 07:09 da info account

HYSTRIO

trimestrale di tetro e spettacolo anno XXVIII 4/2015

CRITICHE/TOSCANA Pag. 70


MATRIMONIO SEGRETO, di Virginio Liberti. Regia di Tommaso Taddei.

Luci di Antonella Colella. Mostra fotografica di Graziano Staino.

Con Rossana Gay e Carlo Salvador.

Prod. Gogmagog, Scandicci (Fi). FESTIVALL INEQUILIBRIO, CASTIGLIONCELLO (Li)


IN TURNE'


Sono sempre interessanti i testi di Virginio Liberti, sebbene questo Matrimonio segreto, pur capace di mantenere una vivacità utile allo spettatore, sia uno dei meno riusciti della sua ultima produzione, perché sovraccarico di sterzate e cambi di direzione e in certe parti non del tutto originale. Cuore della pièce una storia di malattia. Una donna sconvolta da una perdita e un marito alle prese con la pazzia di lei e tutto ciò che ne consegue. Un testo, come già accennato, che non sempre brilla di originalità, ma denso e a tratti incisivo, con tutte le tematiche care a Liberti. E se in questo Matrimonio segreto è proprio la drammaturgia la parte più debole, vengono in soccorso alla messinscena le convincenti prove dei due protagonisti, Carlo Salvador e Rossana Gay, e soprattutto la regia di Tommaso Taddei. Con poche soluzioni, questa conferisce all'insieme una forza e un vigore che rendono il lavoro degno di attenzione. Certe scelte registiche, come quella di optare per una mostra fotografica - molto interessanti i volti scannerizzati di Staino – come luogo dell'azione scenica, si rivelano felicissime e compensano certe “ostilità” drammaturgiche. Una regia sottile e curata, con tocchi leggeri d'acquarello, sapiente nel non caricare la densa materia. Rispetto al precedente Scherzo ma non troppo, Matrimonio segreto colpisce meno nel segno, ma il percorso dei Gogmagog procede sempre in una direzione interessante e da seguire.

Marco Menini.


recensione di Franco Cordelli a Matrimonio segreto

pubblicato 14 ott 2015, 12:03 da info account   [ aggiornato in data 02 nov 2015, 07:06 ]


prima nazionale di MATRIMONIO SEGRETO INEQUILIBRIO 2015 Festival della Nuova Scena tra Teatro e Danza XVII Edizione Sabato 4 e Donemica 5 Luglio ore 22.30 Castello Pasquini – Anfiteatro

pubblicato 29 giu 2015, 03:39 da info account

Matrimonio segreto

Produzione: GOGMAGOG, con la collaborazione di FESTIVAL INTERNAZIONALE TEATRO AZIONE, INEQUILIBRIO FESTIVAL, TEATRO STUDIO KRYPTON e con il sostegno di Regione Toscana-Sistema Regionale dello spettacolo. 

Testo di Virginio Liberti

Regia: Tommaso Taddei
Con: Rossana Gay e Carlo Salvador

Luci: Antonella Colella
Mostra fotografica: Graziano Staino

 

 Osserviamo le dinamiche sentimentali e di convivenza di una coppia contemporanea. Assistiamo a un frammento della loro storia e li cogliamo mentre visitano una mostra fotografica, in un luogo pubblico, lontani dalle private e quotidiane mura domestiche, in una stanza virtuale delineata dalle immagini realizzate dall'artista Graziano Staino.

Alle spalle hanno un anno difficile e un'esperienza lacerante ancora da metabolizzare. Amore e odio, indifferenza e passione, follia e ragione, vita e morte si intrecciano in un dialogo a tratti assurdo, surreale, divertente.

Matrimonio segreto affronta un deragliamento, un trauma, ma anche la volontà di muoversi, di guardare avanti, al futuro.
Il dolore è una macerazione, ma la sua funzione è anche quella di far reagire, imprecare, rompere le situazioni cristallizzate, indurre a ricercare altro, morire a quello che si è. La morte infondo non è altro che trasformazione e fortunatamente si muore di continuo.

 

T.T.

<< Moglie - Forse... chi sa del futuro tra uno che si crede vivo e una che si crede morta.>>

 

Matrimonio segreto 

di Virginio Liberti


PRIMA NAZIONALE DI CAPPUCCETTO OSSO

pubblicato 15 apr 2015, 07:16 da info account


QUEI2

pubblicato 15 gen 2015, 01:01 da info account   [ aggiornato in data 15 gen 2015, 01:01 ]


foto di QUEI2

pubblicato 20 feb 2014, 13:42 da info account


alla pagina media  trovate le foto di QUEI2

15-16 febbraio 2014, QUEI2 debutta al Teatro Studio di Scandicci

pubblicato 31 gen 2014, 01:47 da info account




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