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Cani


Liberamente tratto da Escuriale di De Ghelderode

Con Cristina Abati, Carlo Salvador, Tommaso Taddei, Emiliano Terreni

Luci Marco Falai

Costumi Isabella Staino


IL TESTO: Escuriale di De Ghelderode, come la barca di un viaggio emozionale.

IL LUOGO: Un retrobottega, un palazzo reale, un brutto posto.

LA SITUAZIONE: Tre personaggi maschili e il ricordo o la premonizione di qualcosa di femminile, la cui essenza si rivela come attesa, agonia, strumento ad arco.

I PERSONAGGI: Vecchio Frenk: Il re, il patriarca, il tiranno, il padrino febbricitante dai vestiti lerci. 

Abel: Il buffone di Vecchio Frenk, il carceriere di Senzanome, il compagno dell’Attesa.

Senzanome: L’uomo rinchiuso, privato del nome e della faccia, tuona e maledice dalla prigione che lo trattiene. In lui la rassegnazione non ha mai preso il sopravvento sul desiderio di vendetta.

L’ATTESA:


Un prigioniero, un servo, un re e il pensiero di una donna da inventare, da possedere, da uccidere. A questo giocano tre miseri personaggi, tre losche entità che racchiudono in sé la scarna e desolante assenza dei personaggi beckettiani e per attrito parlano un linguaggio barocco e grottesco come quello dell’Escuriale di De Ghelderode.  Tutto accade in quella solita stanza dove si annidano le farneticazioni nel percorso di ricerca della compagni Gogmagog fino ad oggi.

In CANI, il lavoro sulla figura del Buffone “inonda” completamente la scena. I tre personaggi maschili  si mettono a nudo e così incarnano le loro umane maschere. In questo “brutto posto” (un retrobottega del teatro), l’azione eroica, quella dei “grandi” uomini è negata, nella sospensione dell’attesa, e non resta che il gioco del travestimento, dell’accenno, della simulazione, del potere, insieme all’azione verbale. La possibilità del linguaggio, il potere della parola – e il suo fallimento -, è l’incessante arma dei tre Buffoni per non estinguersi, per affermare ognuno la propria esistenza in questo punto vuoto dell’attesa. Ma le logiche del pensiero si infrangono, i confini fra pazzia, follia ispirata, sogno di liberazione, allucinazione, contaminano la natura della storia, soprattutto di questa storia dove il silenzio della morte si insinua fra le mura del palazzo. 

Cosa succede quando un buffone diventa triste?


“Solo un certo genere di verità, quelle indimostrabili o addirittura “false”, quelle che non possiamo spingere all’estremo senza sfiorare l’assurdo e senza finire per negarle negando insieme noi stessi – solo quelle l’opera d’arte deve celebrare. Non avranno mai la fortuna o la sfortuna di essere messe in pratica. Possono vivere nel canto in cui si sono mutate e che suscitano”

                                                                                         Jean Genet


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