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Della Mia Santa Miseria

                foto Sabrina Accioli

parole Cristina Abati 

musica Andrea Allulli

luci Marco Falai


Come fare a raccontare la vita?


DELLA MIA SANTA MISERIA.

Un reading non reading, uno spettacolo che non sembra uno spettacolo. È la vita che incontra la parola.

È la parola che non vuole raccontare storie, parlare di fatti, descrivere nulla.

È parola che è, parola che vive, come i pezzi della vita di cui parla.

Parola, come i corpi di noi Gogmagog durante le prime improvvisazioni su AZIONE PESTE 0, come gli incontri e gli amori della mia vita, quelli che ti aprono dei varchi da cui non torni indietro (per fortuna!).

Parola che scrive di ciò che è vissuto, ma non si accontenta di essere memoria dell’accaduto, racconto dei fatti, ma vuole essere, è, come la vita che accade.


DELLA MIA SANTA MISERIA, nasce da alcuni miei scritti, brani poetici, più che poesia, che prendono avvio durante il lavoro di ricerca e scoperta intorno ad AZIONE PESTE 0. Per questo più che poesia, in senso comune, è teatro.È stato far accadere con le parole, quello che accadeva sulla scena durante le nostre esplorazioni (ancora lontane da quello che poi è diventato lo spettacolo AZIONE PESTE 0). 

Non una descrizione di quello che accadeva, ma far vivere con le parole di nuovo, e ogni volta ancora.

E il teatro poi, come lo vogliamo intendere noi, non si stacca dalla vita, o meglio è la vita che entra, che segna i momenti che aprono dei varchi. DELLA MIA SANTA MISERIA, nasce così da un momento “unico” del lavoro dei Gogmagog, come da altri momenti “unici” della mia vita, incontri “unici”. E così il teatro non cozza con la vita, e nemmeno con la poesia, c’è un teatro che è la magia della poesia, e la magia della vita.

Di una vita amata e dannata, tagliente spietata, ma viva.


E poi queste parole incontrano la musica,

o meglio la mia vita nel teatro, incontra la vita di un musicista, Andrea Allulli, pianista jazz.

Ed è in questo momento che i miei scritti diventano lo spettacolo DELLA MIA SANTA MISERIA.

Nel lavoro l’intesa d’intenti è chiara.

Non è facile trovare un musicista che abbia il senso del teatro. E così la musica non è accompagnamento, non c’è smania di eseguire un pezzo, di far sentire quanto si è bravi a suonare.

Quello che nasce è un lavoro “sul senso delle cose”, un lavoro sullo scarnificare, sull’essenziale, sul cesellare, 

sullo sgombro dell’inutile.

È così che nasce questo spettacolo. Lo chiamo spettacolo anche se “manca” di molti canoni teatrali. Manca di una drammaturgia teatrale, di una storia, di personaggi, anche se non è vero, o meglio, appaiono, ma appaiono da soli – non parte da là il lavoro. È uno spettacolo che guarda il teatro, tagliando lo stesso teatro.

Cerca quello che è “unico”, come quei pezzi di vita da cui è stato creato, o strappato.


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