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Felix


di e con Cristina Abati, Carlo Salvador, Tommaso Taddei

progetto luci Marco Falai

costruzioni per la scena Isabella Staino


Felix” è un documentario vivente sulla ricerca della felicità a partire dalla materia: il corpo di tre individui-attori. I concetti chiave dai quali muove i suoi passi sono il non ricordo, l’oblio, la lotta contro la parola “c’era”. Ogni azione, ogni gesto si stacca dal rotolo del tempo, cade, vola via. L’istante, il gesto, eccolo, un miracolo, eccolo presente, eccolo già sparito; un niente prima di esso, un niente dopo. Tuttavia ogni istante passato torna ancora come uno spettro, turbando la pace dell’istante posteriore. 


L’azione teatrale, si basa principalmente sulla forza evocativa dell’immagine e del gesto. L’elemento strutturale preponderante è una grande distesa di lana, attorno alla quale gravitano e fanno la loro apparizione personaggi fatati e lunari: venditori di palloncini, cameriere dell’assurdo, accaniti scommettitori mutilati, creature dallo scomodo  passato alla ricerca dell’oblio, fino a che lo spazio non viene invaso da uomini con la testa di animale, maschere che con la loro carica “panica” rimandano ad un mondo selvaggio liberato dal peso della storicità, ad un esistenza legata all’istante, alla sua piacevolezza e al suo dolore.


   

- Volevo dirti… nessuno è felice della condizione in cui si trova eccetto qualche insensato e stupido, ed è tanto più felice quanto più è perduto nella nebbia della propria follia.

- Allora mi vuoi dire che l’ignoranza porta ad essere felici, mi vuoi dire che l’ignoranza ci conduce alla beatitudine sensoriale e ci porta nel paradiso degli animali

- Nel paradiso degli animali

- Nel paradiso degli animali vivi!

(Giordano Bruno “De gli eroici furori”)



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