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Fino all'omicidio

                            foto di Gianni Giacomelli


da Lo straniero di A.Camus


con Cristina Abati, Alessandra Comanducci (Federica Vasetti), Simone Faloppa, Carlo Salvador, Tommaso Taddei

luci Marco Falai

oggetti di scena Loris Giancola

maschera Isabella Staino

regia Carlo Salvador


Lo spettacolo, che trae ispirazione da Lo straniero celebre romanzo scritto da Albert Camus nel 1942, ha debuttato in forma di primo studio al Teatro Studio di Scandicci nel novembre del 2008, seguito nel gennaio 2009, da un secondo studio presso Armunia al Castello Pasquini di Castiglioncello.

Debutterà in prima nazionale al Teatro Valle di Roma il 22 maggio 2009.

Il senso di alienazione del grigio impiegato Meursault, indifferente ai fatti della vita a tal punto da non riuscire a piangere neanche al funerale della madre, la sua assoluta passività di fronte al quotidiano, da cui traspare il paradossale esistenzialismo della penna di Camus, è la base di partenza dell’indagine iniziata con Fino all’omicidio, prima tappa di un più ampio lavoro dedicato al romanzo del Nobel francese.

Meursault, il protagonista,  vive con assoluto distacco, come se fosse estraneo alla sua stessa vita. La realtà sembra non avere senso e gli eventi accadono senza che il pensiero possa coglierne motivi e significati plausibili, come se non ci fosse necessità di scelta. La frase più pronunciata nel romanzo è infatti ça m'était égal (“per me era lo stesso”) che lascia presupporre una sorta di “automatismo” naturale con cui vengono compiuti i gesti: svolgere le pratiche per il funerale, bere una tazza di caffelatte, essere amici o meno del proprio vicino di casa, fare l’amore, uccidere.

Le scene si susseguono per quadri paratattici, frammenti drammaturgici estratti dalla prima parte del romanzo, ponendo l’accento sulla distanza dei suoi personaggi dal mondo, non tanto con lo scopo di delineare il susseguirsi degli eventi, quanto di rendere palpabile un’ atmosfera interiore sospesa.

Meursault ha sparato e ucciso perché era in uno stato di malessere e di stordimento sotto il sole infuocato nella spiaggia di Algeri, come se paradossalmente la luce assoluta che opprime il protagonista lo catapultasse in una sorta di limbo oscuro, in cui si strappa il legame tra l’individuo e le regole precostituite della società umana, per far emergere, con tutta la loro irruenza, istinti ancestrali che portano la coscienza dell’uomo a soccombere alla forza della natura e del destino. Ne deriva, dunque, un senso di indeterminatezza dei comportamenti umani. La loro apparente ingiustificabilità, diventa così spunto per una riflessione sul contemporaneo.


Mersault è sudato fradicio. E’ stanco. 

Finalmente è finita, può tornare a casa, infondo non è colpa sua se sua madre è morta.

Ecco che arriva al condominio: Salamano è rabbioso con il suo cane rognoso.

Raimondo è un magnaccia di quelli veri. Maria dai dolci seni duri è corpo. Sa come entrare.

E ancora: la non reazione all’approssimarsi del baratro, il non bisogno di comunicarla.

L’arabo è lì steso. 

Il primo colpo è involontario.

Gli altri quattro no.


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