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L'alba e la notte


parole Cristina Abati      

musica Andrea Allulli/Ian Da Preda     

luci Marco Falai


L’alba e la notte. La seconda tappa di un secondo lavoro per indagare il rapporto fra poesia e musica, nel luogo del teatro (dopo lo spettacolo “Della Mia Santa Miseria” e la pubblicazione per la casa editrice City Lights Italia del testo omonimo dello spettacolo). Partendo dalla scrittura originale di parole e musica, arrivare all’azione teatrale: una voce e un corpo poetico che vive sulla scena, e musicisti che suonano dal vivo- 

L’attore perde il suo ruolo di rappresentare,

l’attore sulla scena è corpo parlante,

l’attore esibisce la sua “nudità” viva.

Le parole dell’attrice parlano della sua nudità. Questo spettacolo mi piace sempre più raccontarmelo come un concerto. La scena come palco di un rituale, del sacrificio esibito di sé al pubblico. Un concerto-spettacolo, che porta l’amato “sacrificio” di un’intimità esibita: l’atto di esistenza come atto di rivolta.

Da attrice, quello che spesso mi manca in teatro, è l’energia trascinante della musica, l’intimità a cui mi conduce, la sensorialità che mi prende quando assisto da spettatrice a un concerto. Con “L’alba e la notte-partitura” ho cercato di portare tutto questo nel mio teatro. 


Appunti poetici sull’alba e la notte

“Fra l’alba e la notte c’è un momento in cui si spezzano i contorni delle cose, i corpi si dissolvono in un buio di stelle. E io  ho scelto quel momento, come la mia ora di nascita,…..

e non ho scelta che raccontare delle nude statue di me. Ma per raccontare così tanto di me, devo indossare lo sfarzo del teatro, fino a un solenne distacco. E ho ancora più bisogno di musica che mi suoni, di strumenti che suonino insieme a me, il mio corpo, e le mie parole”.

“…Io non sento con il corpo, ma con tutti gli infiniti atomi che compongono il corpo, uno ad uno. Ogni essere umano lo vedo formato dalle infinite particelle che compongono il corpo, e per ognuno esiste una forma, un colore preciso, un peso e una densità diversa, come diversi sono gli spazi vuoti o pieni, diversi gli agganci, come abbracci…”

Ho provato a raccontarmi questo spettacolo facendo dei disegni. Ho fatto dei disegni che sono dei “segni”.



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