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La trappola



di Luigi Pirandello

adattamento e regia: Tommaso Taddei

con: Francesco Pennacchia e Tommaso Taddei

luci: Antonella Colella

elementi di scena: Eva SgròAlberto Fantini

collaborazione al progetto: Cristina AbatiCarlo Salvador

Coproduzione: Gogmagog - Giallo Mare Minimal Teatro, con il sostegno di Regione Toscana/Sistema Regionale dello Spettacolo – RAT – Ministero dei beni e delle attività culturali

 

La trappola è la prima tappa di un percorso dedicato a Pirandello su identità e maschere. Nel 2021 è previsto il debutto della versione definitiva del lavoro, che vedrà La trappola affiancata da un secondo movimento incentrato su un’altra opera di Pirandello.

Per Pirandello appariva chiaro che il concetto di un’identità immutabile non poteva più essere preso seriamente, e l’identità poteva solo considerarsi parte di un processo in divenire, non si completa mai e rimane soggetta a continue ristrutturazioni. In tutto il lavoro creativo di Pirandello infatti i temi del doppio e della maschera sono onnipresenti, e sembrano inseparabili dal suo concetto di arte anche in opere che appaiono molto diverse fra di loro.

Uno, nessuno e sette miliardi di esseri umani, verrebbe da dire oggi ripensando al pensiero e all’Opera di Luigi Pirandello. Se il punto di partenza per il grande scrittore di inizio Novecento, era l’accadimento di un fatto sconveniente da gestire a livello privato, in modo da salvare la “faccia” agli occhi dell’opinione pubblica, col senno di poi si può dire che quella cellula sia deflagrata lentamente, nel corso di tutto un secolo. Oggi si assiste, ben più che cento anni fa, ad un senso di disorientamento individuale e collettivo, per cui l’identità di ognuno risulta dispersa nel virtuale. In piena era della comunicazione il linguaggio diventa schematico, rigido, ottuso e i rischi più grossi sembrano essere l’incomunicabilità, la separazione e tutto ciò che risponde all’ego.

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